Improvvisamente

Divinamente felice finche' pensavo di essere l'unica donna della sua vita. 
Improvvisamente un pugno allo stomaco cosi forte che ti manca il fiato. Tu e quelle quattro mura di un bagno qualsiasi. Avresti voluto un posto tranquillo dove poter urlare dal dolore. Avresti voluto prepararti meglio. Pensi: l'ennesimo colpo basso. Pensi alle cose ed alle persone che hai sacrificato, soprattutto te stesso e ti senti crollare il mondo. Devi trovare la forza ad uscire da quel bagno e portare a termine la giornata, come se nulla fosse successo perche' non e' il momento di crollare. Pensi solo ad uscire da quel bagno ed allontanati in viaggio in un treno che ti porti via in paesi, paesini mai visti e a te sconosciuti dove sei solo di passaggio, come tutto nella tua vita. Un viaggio in un treno pieno di sconosciuti, ciascuno con la propria storia e la propria sofferenza, con il mondo che ti crolla sulle spalle piano piano come se tutto debba essere equamente scandito durante tutto il viaggio, perche' altrimenti non riusciresti piu' ad alzarti.

Non pensi a lui, sei come in una bolla dove tutto quello che devi affrontare e' puro dolore, dolore quasi fisico, strazziante che non ha spiegazione, che trovi ingiustificato e te ne vergogni profondamente. E sei deluso, deluso di te stesso per le tue scelte, non per le sue. Non sai fare la vittima, non ne sei mai stato capace, ogni volta attribuisci ogni responsabilita' solo a te. Ti attribuisci colpe e responsabilita' che nemmeno hai. Pensi solo di farla finita, di abbatterti cosi tanto da scorraggiare ogni bricciola di speranza (avro' capito male, ci deve essere una spiegazione ecc.). Ti vergogni con te stesso di non esserti fidato del tuo istinto e vorresti solo farti del male.
 Nessuno conta piu', se non il vero responsabile, ossia tu.

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